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Happy Easter everybody!

On the 30th of March I took off from Venice airport, starting my adventure in the land of the rising sun: Nihon. Just to add a little bit of poetry one should say that Venice airport is called “Marco Polo airport”, Marco Polo was an italian (from Venice) who was the first european who travelled to China following “the silk way”.

I landed in Japan on the 31st in Tokyo, where I spent a night before flying to Sendai, where I’m meant to stay untill August as a COLABS student at Tohoku University, one of the biggest universities in Japan and the third Imperial University to be built.
Here I’m hosted in the local international house, with both international and local students, and I’m enjoying the new life.


Buona Pasqua!

Ormai è dal 30 marzo che son partito, non a caso dal Marco Polo di Venezia, per raggiungere la terra del sol levante.
Il viaggio è stato decisamente lungo ma è passato in modo piuttosto piacevole, e finalmente il 31 sono atterrato a Tokyo in un nuvoloso giorno di primavera.

Le differenze sono troppe per elencarle tutte, e salteranno fuori man mano che scrivo sia in questo post che nei prossimi. Innanzitutto posso dire che si nota subito che gli americani sono stati qui, perché hanno lasciato una forte impronta sul nuovo ordine socio-economico, ma così sembro troppo serio…diciamo che si vede che sono stati qui.

Da subito ho scoperto che ai giapponesi piace compilare carte, già in aereo fanno compilare una autodichiarazione di cosa si sta portando nel bagaglio, che intenzioni si hanno, quanto si sta qui ecc. Dopodiché una volta atterrati bisogna compilare un’altra carta in cui si dichiara dove si andrà a stare (Indirizzo, numero di telefono ecc) e per quanto, oltre al motivo della visita. Fnalmente si può fare la coda per il controllo del passaporto e, per chi sta a lungo come me, passaporto e permesso di soggiorno.
Finalmente quando si arrivo in testa alla fila si viene smistati fra chi ha bisogno del permesso di soggiorno e chi no, per farlo bisogna lasciare le impronte digitali di entrambi gli indici oltre che una foto.
E qui sembrerebbe anche fatto, e invece no! Anche per ritirare il bagaglio bisogna compilare una carta: una autodichiarazione in cui bisona ancora segnalare dove si vuole andare, quanti chili si portano e cosa c’è nel bagaglio. Finalemnte ti lasciano uscire dalla zona internazionale ed entrare in Giappone!

La prima notte l’ho passata in un hotel dell’aeroporto in attesa dle volo interno quindi non c’è un gran che da dire, è piuttosto curioso invece il metodo di imbarco per i voli interni: prima bambini e relative famiglie, che hanno la priorità anche sui clienti dei vari diamond, star, emerald club.
L’arrivo in Sendai non è stato dei migliori, nel senso che pioveva che Dio la mandava e faceva un freddo bècco, quindi l’aspetto alieno della città è stato ingigantito lasciandomi un po’ a disagio.

Il dormitorio è fuori dal centro, verso le periferie in collina, quindi circondato principalmente da case e un certo numero di tempietti shintoisti che ho cercato di visitare con scarso successo (il vecchietto di guardia non parlava inglese e non riuscivo a capire se potessi entrare o meno).
Qui nel campus Sanjo ci sono solo dormitori e l’international house (5-6 edifici in tutto). Il mio edificio è un palazzo di 10 piani per soli “graduate”, ossia studento della specialistica; di diverso rispetto agli altri abbiamo la comodità del bagno in camera, che non è poca cosa.
Su ogni piano ci sono 3 unità a cui possono accedere solo quelli che vi dormono con apposita tessera magnetica, in ogni unità c’è una zona comune (lavanderia e cucina-soggiorno) e 8 stanze singole da circa 12mq (più terrazzo).

Dato che in questo campus ci sono solo alloggi c’è un servizio di autobus che porta agli altri campus, che sono a una certa distanza da qui, ossia il più vicino è a mezz’ora di cammino.
Non ho in mente di preciso quanti campus ci siano, ma sicuramente almeno 3: uno di ingegenria e FFMMNN, uno delle materie umanistiche e uno di giurisprudenza.
Ho visitato solo i primi due di quelli che ho elencato e sono rimasto deciamente a bocca aperta, perché quello di ingegenria (Aobayoma Campus) conta ben 103 edifici fra palazzi, bar, mense, biblioteche, negozi…ci vogliono almeno 10 minuti per attraversarlo a piedi da un lato all’altro.
Anche quello delle materie umanistiche (Kawauchi Campus), sebbeme molto più piccolo, conta un certo numero di palestre, campi da gioco, un pronto soccorso e soprattutto la terza biblioteca del Giappone per dimensione. Ci hanno portato a fare una visita guidata della biblioteca e gli archivi mi hanno lasciato affascinato: 1 300 000 libri provenienti da tutto il mondo di varie epoche, comprese degli originali dell’epoca Edo giapponese (XVII secolo) e prime stampe di volumi europei risalnti al secolo XVIII e XIX (ad esempio ho visto una prima stampa di Das Kapital fra gli scaffali).

Lascierò altro ad altri post…sayonara!

Info:
http://en.wikipedia.org/wiki/Tohoku_University

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